Categoria: Progetti

PROGETTI è la Categoria che raggruppa le sooto-famiglie di attività di OS21.

  • Ricerca su tecnologia e lavoro (Ambrosetti)

    Tecnologia e lavoro: governare il cambiamento

    (Forum “Villa d’Este” – Cernobbio – 1-3/09/2017)

    Con automazione si intendono tutte quelle tecnologie capaci di gestire sistemi meccanici e processi fisici o logici a complessità variabile, riducendo la necessità dell’intervento umano. Il continuo sviluppo della tecnologia genera un crescente timore verso l’effetto sostituzione uomo-macchina e le ricadute che questo fenomeno potrebbe avere su Paesi, imprese e persone. Ma questo non è un fenomeno nuovo in quanto già a partire dalla prima rivoluzione industriale nel Regno Unito, con la diffusione dei filatoi automatici nasceva il luddismo. Tuttavia, la storia ci insegna che …


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  • Tecnologia e lavoro (Ambrosetti)

    Tecnologia e lavoro: governare il cambiamento

    Forum “Villa d’Este” – Cernobbio – 1-3/09/2017

    di NICOLA ROSSI

    Il portavoce della ricerca del Club Ambrosetti “Tecnologia e lavoro: governare il cambiamento” ha presentato al forum di Cernobbio il documento “LO SCENARIO DI OGGI E DI DOMANI PER LE STRATEGIE COMPETITIVE”

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  • Fassino: Torino può ripartire

    Fassino: “Così Torino può ripartire senza inventarsi altre vocazioni”

    LA REPUBBLICA – 22/07/2017

    di Piero Fassino

    L’ex sindaco risponde dopo l’intervento di Giuseppe Berta su Repubblica Torino: “Necessario uscire dall’afasia dell’ultimo anno: non si promuove lo sviluppo gestendo l’ordinaria attività”.

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  • Il dossier dei Radicali sul primo anno di Appendino

    IL FOGLIO – 11/07/2017

    di David Allegranti

    Non solo Piazza San Carlo. Domandine sui finanziamenti, flop su molti fronti. Il “buco nel bilancio” di Fassino è una fake.

    Dal consumo di suolo all’ambiente, dalla sicurezza al “buco di bilancio” lasciato in eredità dalle giunte precedenti. I Radicali hanno setacciato il primo anno da sindaca di Chiara Appendino e prodotto un fact-checking in 16 punti.

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  • Dossier su giunta Appendino

    Dossier su giunta Appendino: una città ingessata senza visione per il futuro

    RADICALI ITALIANI – 05/07/2017

    Si è svolta il 5 luglio una conferenza stampa per la presentazione del Dossier «Torino a 5 stelle – un anno di fallimenti?» curato dall’Associazione radicale Adelaide Aglietta.

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  • Facebook non è un tribunale

    da La Repubblica del 2 luglio 2017

    di Guido Scorza

    Ieri la Germania ha approvato una norma che dà 24 ore di tempo ai social network per rimuovere qualsiasi contenuto “manifestamente illecito”, e sette giorni per quelli che lo sono ma non in maniera manifesta. Altrimenti sanzioni da 50 mila a 50 milioni di euro. Ma questo è un concetto che si evolve, e pure molto velocemente.

    VENTIQUATTRO ore per rimuovere qualsiasi contenuto “manifestamente illecito”, sette giorni per per rimuovere i contenuti la cui illiceità non è manifesta. E in caso di inadempimento sanzioni da 50 mila a 50 milioni di euro. E’ questa la ricetta tedesca, diventata legge ieri, per costringere i social network e, più in generale, i gestori delle piattaforme che consentono la pubblicazione di contenuti prodotti dagli utenti a contribuire più attivamente rispetto a quanto accaduto sin qui nella lotta ai contenuti illeciti online.

    Ma che significa “manifestamente illecito” quando si tratta di idee, opinioni, immagini o video pubblicate dall’utente di un social network? Certo, in talune ipotesi limite, rispondere può essere facile o, almeno, meno difficile ma nella più parte dei casi è un esercizio straordinariamente difficile per il più dotto e raffinato dei giuristi, figurarsi per un moderatore in batteria di quelli schierati dai gestori delle grandi piattaforme online nel tentativo di limitare la circolazione di taluni contenuti online.

    Il confine tra l’esercizio della libertà di parola nella più grande piazza pubblica della storia dell’umanità e l’abuso di tale libertà è labile, sottile, sfuggente, magmatico e in continuo divenire a un ritmo direttamente proporzionale a quello con il quale si trasformano la cultura, lo stile di vita, il modo di parlare o la il limite di tolleranza nei rapporti all’interno di qualsivoglia comunità da quella famigliare a quella globale. Immagini e parole che oggi affollano la nostra prima serata televisiva, solo una manciata di anni fa sarebbero state ritenute illecite, offensive, ingiuriose o diffamanti persino se mostrate o pronunciate in un circolo ristretto  e protetto da solide mura.

    I tempi si evolvono e i costumi cambiano e, peraltro, tutto questo non avviene contemporaneamente in ogni angolo del mondo e neppure di un singolo Paese. Il rischio di considerare lecito ciò che meriterebbe di essere ritenuto illecito e quello ancora più elevato di ritenere illecito ciò che meriterebbe di essere considerato lecito è sempre in agguato e quando si stabilisce – come ha appena fatto il Parlamento tedesco –  che a valutare se un contenuto meriti di restare online o, al contrario di essere rimosso debba essere una società privata anziché un tribunale il rischio inesorabilmente aumenta sino a diventare democraticamente insostenibile. Facebook e con Facebook ogni altro gestore di piattaforme online non sono tribunali, nei loro dipartimenti che si occupano di moderazione non siedono giudici che rispondono solo alla legge ma dipendenti e dirigenti che, in ultima analisi, rispondono agli azionisti e al mercato.

    E le regole del mercato non sempre – anzi quasi mai – sono democratiche o, comunque, lo sono decisamente meno delle leggi di uno Stato che, ormai, salvo – per fortuna – poche eccezioni si ispirano a Carte costituzionali e convenzioni internazionali nelle quali è scolpito a chiare lettere un principio secondo il quale la libertà di parola di ogni uomo e di ogni cittadino è un diritto fondamentale.

    Ma non basta. La legge tedesca, infatti, non solo confonde una corporation con un tribunale e le regole del mercato con quelle della Costituzione ma introduce una perversa e pericolosa variabile nel giudizio affidato ai gestori delle grandi piattaforme online: multe multimilionarie se considerano lecito un contenuto che avrebbe dovuto essere ritenuto illecito e omettono di rimuoverlo in una manciata di ore ma nessuna conseguenza, di nessun tipo se, al contrario, considerano illecito e rimuovono un contenuto che viene poi accertato essere lecito e, dunque, mettono un cerotto sulla bocca ad un uomo che aveva semplicemente scelto Internet per manifestare liberamente la propria opinione.

    Ve lo immaginate un arbitro di una partita di pallone che rischiasse di perdere metà dello stipendio se non fischiasse un rigore che poi la moviola accertasse dover essere fischiato mentre non rischiasse alcunché laddove fischi un rigore che poi la moviola accertasse inesistente? Secondo voi quell’arbitro sarebbe sereno nel suo giudizio e indifferente nella scelta tra fischiare un calcio di rigore in ogni caso dubbio?

    Quella tedesca è una legge sbagliata, è una legge muscolare con la quale, con straordinaria miopia politica e giuridica, si immolano principi e diritti fondamentali di uomini e cittadini – oggi utenti del web – sull’altare di una guerra santa che non ha ragione di essere e che, peraltro, con questi strumenti non si può vincere.

    Esistono oggi – e naturalmente non sarà sfuggito al Parlamento tedesco – software che consentono con straordinaria semplicità e in maniera completamente automatizzata di ripubblicare online un contenuto ogni ora, minuto o secondo con l’ovvia conseguenza che se anche Facebook e soci adempissero, a tempo di record, ai nuovi obblighi loro imposti dal Parlamento tedesco, la quantità di contenuti illeciti presente online potrebbe non diminuire neppure di un bit. Svuotare Internet dai contenuti illeciti senza compromettere, in maniera importante, la libertà di manifestazione del pensiero è velleitario tanto quanto pensare di svuotare il mare con un secchiello.

    Non c’è esercito di moderatori e non c’è sanzione multimilionaria rivolta ai gestori di questa o quella piattaforma capace di ribaltare tale conclusione. Online come offline i contenuti illeciti si accompagnano a quelli leciti, la buona informazione a quella cattiva, i reati di opinione alla libertà di parola. Non esistono scorciatoie o filtri magici per fermare il male lasciando correre il bene. Si può – e, anzi, si deve – rendere sempre più efficiente e veloce – nel rispetto del diritto alla difesa – la giustizia dei Giudici e, in taluni limitati casi, quella delle autorità indipendenti ma guai a derogarvi specie quando in gioco c’è la libertà di parola.

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  • Più automi, meno operai

    Più automi, meno operai: ecco la fabbrica 4.0

    LA REPUBBLICA – 25/06/2017

    di MARCO PATUCCHI

    Nelle aziende italiane che rimpiazzano i dipendenti con le macchine: “Ma ancora investiamo sul fattore umano”

    ADRO (Brescia) – “Certo, se ragionavo in un altro modo e non cambiavo questa macchina magari nell’immediato mantenevo il posto a due, tre operai. Poi, però, sarei andato fuori mercato e avrei dovuto licenziarne dieci”.

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  • Industria 4.0 in Italia

    Industria 4.0: l’Italia è pronta ad affrontarla?

    INSIDE MARKETING – 21/06/2017

    di MARIANNA CADONI

    L’industria 4.0 è già qui. Espressione della quarta rivoluzione industriale, segna l’interconnessione e automazione dei sistemi intelligenti ma non è ancora realtà per tutte le pmi. (altro…)

  • Welfare e lavoro fluido

    Il nuovo welfare nell’era del lavoro fluido

    IL CORRIERE DELLA SERA – 17/06/2017

    di MAURIZIO FERRERA

    Alcuni Paesi hanno già avviato riflessioni strategiche su come riorganizzare il mercato per innestare una nuova fase di crescita sostenibile, capace di contrastare la precarietà e l’esclusione.

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  • Ue, sentenza storica su pirateria internet

    da La Repubblica del 14 giugno 2017

    di Alessandro Longo

    ROMA – Nuovi guai in Europa per gli interessi delle multinazionali di internet, come Google-Youtube e Facebook: una sentenza della Corte di Giustizia Ue, comunicata stamattina, li inchioda a una maggiore responsabilità in caso di contenuti illegali caricati dagli utenti. È una rivoluzione rispetto alle logiche che finora hanno consentito lo sviluppo dei loro mercati, basati su contenuti generati dagli utenti, come hanno subito commentato esperti come Enzo Mazza, presidente della Federazione musicale italiana e Fulvio Sarzana, avvocato esperto di diritto d’autore.

    La sentenza si riferisce in effetti a Pirate Bay, dichiarandone (ancora una volta) l’illegalità. Ma l’aspetto notevole sono le argomentazioni sostenute dalla Corte, che stabiliscono nuovi principi gravanti sul business dei principali intermediari di internet, come appunto Google.

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