Categoria: Progetti

PROGETTI è la Categoria che raggruppa le sooto-famiglie di attività di OS21.

  • Parco della Salute, della Ricerca e dell’Innovazione di Torino

    Progetto PSRI
    a sostegno e rafforzamento del
    Parco della Salute, della Ricerca e dell’Innovazione
    di TORINO

    Osservatorio21 ha promosso la realizzazione di un documento, sviluppato da un gruppo di esperti in campo sanitario e gestionale, per fornire a Regione Piemonte, Città Metropolitana di Torino e Ministero della Salute un insieme di considerazioni, suggerimenti e proposte.
    Lo scopo è dare al progetto Parco della Salute di Torino la sua reale e corretta dimensione che non è solo quella dei lavori sinora messi a gara per la realizzazione di un grande e moderno ospedale, ma di un progetto ben più vasto in grado di attivare significativi investimenti, in quanto integrazione di sanità, ricerca, formazione, ricettività, innovazione e impresa. Un progetto in grado di contribuire al rilancio e alla riqualificazione urbana di Torino, con importanti ricadute in termini economici, occupazionali e di rinnovo del tessuto produttivo.
    La risposta europea alla pandemia Covid19 mette a disposizione ulteriori fondi in grado di accelerare ed arricchire gli interventi negli ambiti della sanità, della ricerca scientifica, dell’innovazione, della digitalizzazione, della formazione. Il Parco della Salute, della Ricerca e dell’Innovazione contiene e rappresenta tutte queste direttrici indicate dall’UE come prioritarie per ottenere finanziamenti a progetti strutturali.
    Lo spirito che ci guida è fornire un servizio alla comunità e insieme un’azione di affiancamento costruttivo ai decisori pubblici, con l’obiettivo di:

    • accelerare la realizzazione del Parco;
    • coinvolgere la comunità scientifica e professionale;
    • informare i cittadini sullo stato di avanzamento dei lavori.
    Il documento finale del progetto PSRI è disponibile cliccando QUI.
  • Aggiornamento dei progetti

    Stato di avanzamento:

    Osservatorio21 sta sviluppando, tra gli altri, tre progetti strategici e di vitale importanza per il futuro della Città Metropolitana:
    1. Il PARCO DELLA SALUTE, DELLA RICERCA E DELL’INNOVAZIONE (a cura di Giorgio Gatti);
    2. Il SISTEMA LOGISTICO DI CONNESSIONE ALLA TAV (a cura di Aldo Ravaioli);
    3. Il POLO DI ALTA FORMAZIONE (a cura di Giorgio Donna).

    I Responsabili di progetto presentano una sintesi e lo stato di avanzamento delle loro attività alla data del 25 ottobre 2020.

    0. Introduzione del Presidente Luciano Lenotti

     

     1. PARCO DELLA SALUTE, DELLA RICERCA E DELL’INNOVAZIONE
    Il documento finale di sintesi del progetto è disponibile cliccando QUI.

     

    2. Logistica TAV
    Il documento di sintesi del progetto è disponibile cliccando QUI.
    3.  Polo di Alta Formazione
    Il documento di sintesi del progetto è disponibile cliccando QUI.

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  • Internet, fake news e bolle informative

    Laboratorio per le scuole superiori

    (versione 2019)

    Obiettivi del progetto

    Il percorso si pone come obiettivo di sviluppare nel mondo giovanile (14- 15 anni) consapevolezza nei confronti di mezzi e dinamiche della comunicazione digitale contemporanea, al fine di impararne l’utilizzo con responsabilità e piena misura delle conseguenze e potenziare la capacità critica nei confronti di uno strumento molto ampio e utile allo sviluppo, ma potenzialmente dannoso se usato in modo superficiale. Partendo dalla definizione del concetto di fake news, si affronta il tema dell’algoritmo di selezione e distribuzione automatica delle notizie sui social media e dell’information bubble e si chiude con una serie di riflessioni e buone pratiche da osservare quando si naviga su Internet. Nello specifico l’edizione 2019/2020 prevede l’incremento del numero dei tutor esterni e l’avvio di percorsi formativi specifici dedicati ai docenti, in vista dell’attivazione di un modello di erogazione del percorso più diffuso perché sempre più affidato al personale docente.

    Storico del progetto

    Ideato nell’ambito delle attività di Osservatorio21, si è sviluppato con il Centro di Ricerca e Documentazione ‘Luigi Einaudi’ e in collaborazione con l’Ufficio Scuola – Università dell’Unione Industriale di Torino. Il progetto è il frutto di una prima fase di test svoltasi in autofinanziamento nel 2017, che ha coinvolto 6 classi, cioè 150 studenti del liceo classico “Massimo D’Azeglio” di Torino e dell’Istituto di Istruzione Superiore “Giulio Natta” di Rivoli (TO), e di una fase pilota, finanziata con un contributo di Fondazione CRT e rivolta a tutte le prime classi degli istituti coinvolti nella fase precedente (19 classi), per un totale di circa 500 studenti.

    Le attività per A.S. 2018/2019 hanno coinvolto 6 scuole superiori: Liceo Scientifico Statale “Galileo Ferraris” di Torino, ITIS “Pininfarina” di Moncalieri (TO), ITIS “Giulio Natta” di Rivoli (TO), Liceo Classico Statale “Massimo D’Azeglio” di Torino, i Licei Salesiani Paritari “Madre Mazzarello” e “Maria Ausiliatrice” di Torino, per un totale di 50 classi e 1.250 studenti grazie anche al supporto di 8 tutor, selezionati e formati tra maggio e settembre 2018. 

    le attività per l’A.S. 2019/2020 attualmente in corso prevedono l’allargamento a nuovi istituti e soprattutto la formazione di una nuova squadra di tutor, selezionati tra i docenti dell’Istituto di Istruzione Superiore “Giulio Natta” di Rivoli (TO) affinché procedano in prima persona all’erogazione dei laboratori nelle classi del loro istituto, dando così la possibilità ai tutor di estendere ulteriormente la sperimentazione ad altri istituti superiori.

    Obiettivi didattico-formativi

    • sviluppare la consapevolezza nei confronti delle dinamiche della comunicazione digitale contemporanea con particolare attenzione alle modalità di funzionamento degli algoritmi per la distribuzione automatica dei contenuti su social media e motori di ricerca e ai rischi legati alla costruzione di bolle informative inconsapevoli;

    • promuovere un atteggiamento critico e consapevole nei confronti dei contenuti online, dai post di una testata affermata a quelli di un blog a una voce di Wikipedia,

    • padroneggiare concetti, regole e buone pratiche per distinguere le notizie e le fonti attendibili da quelle non attendibili;

    • essere pienamente coscienti del proprio ruolo e delle proprie responsabilità non solo come consumatori di contenuti ma anche come produttori e propagatori di informazione, essere coscienti dell’importanza e del valore del giornalismo strutturato come strumento per la democrazia.

    Modalità di svolgimento

    Gli studenti vengono coinvolti in un vera e propria attività di fact-checking proprio come accadrebbe nelle redazioni delle testate giornalistiche: dopo una prima presentazione teorica, gli studenti sono divisi in gruppi di lavoro, cui viene assegnato un elenco di articoli online, di cui devono valutare la credibilità.

    In particolare devono verificare la presenza della firma, delle fonti e raccogliere informazioni sul proprietario dei dominio (URL) su cui è comparsa la notizia.

    Ogni gruppo raccoglie il frutto delle sue ricerche in una presentazione da fare agli altri gruppi durante l’ultimo incontro. Il momento della presentazione finale è un’occasione di confronto tra ragazzi sia sulla qualità della ricerca sia sulla qualità della presentazione in sé.

    Riconoscimenti

    In occasione del Salone del Libro 2018 i risultati dell’esperienza presso l’Istituto Giulio Natta di Rivoli sono stati presentati al pubblico, ed è stato firmato un Accordo di Intenti con l’Ufficio Scolastico Regionale del Piemonte.

    A fine 2019, Massimo Potì, ideatore del progetto, è stato invitato a presentare il suo progetto al Convegno del CEST “Centro per l’Eccellenza e gli Studi Transdisciplinari” intitolato “Le fake news e il ruolo degli esperti nell’agorà digitale”.

    Per maggiori informazioni

    Centro EINAUDI
    segreteria@centroeinaudi.it

  • La comunità scientifica smentisce l’analisi costi-benefici di Ponti

    L’Osservatorio per l’Asse Ferroviario Torino-Lione (ente istituito dalla Presidenza del Consiglio del Governo Italiano – http://presidenza.governo.it/osservatorio_torino_lione/index.html ) ha pubblicato il Quaderno n. 14, nel quale una miriade di accademici, tecnici ed esperti italiani e stranieri contestano il metodo, i dati ed i risultati della cosiddetta ACB del prof. Ponti relativa al progetto TAV.

    Il Quaderno 14 è stato inviato dall’Osservatorio stesso alla Presidenza del Consiglio dei Ministri e al Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti il 10 aprile 2019.

    Nel documento (158 pagine) sono riportate le valutazioni tecniche e scientifiche pubblicate dopo l’uscita del documento ACB. Si tratta della rassegna di una cinquantina di documenti che provano – dati alla mano – gli errori, le incompletezze e le forzature contenute nello studio del gruppo di lavoro Ponti.

    Per leggere il documento completo, cliccate QUI.

     

  • Le dieci regole antifake

    da La Repubblica del 5 febbraio 2017

    LA REPUBBLICA di domenica 5 febbraio 2017 ha pubblicato nel suo inserto Robinson uno speciale dedicato alla battaglia contro le fake news ed i falsi nell’informazione (testi di Giuliano Aluffi).

    Il principio guida

    “Chi mi dice questo? Come fa a saperlo? – Accertate queste due cose, è possibile che si sbagli? – Se la risposta è Sì, meglio cercare un’altra fonte”. E’ l’efficace mantra della giornalista Michelle Nijhuis del National Geographic.

    Verificare la fonte

    I siti di false notizie, che monetizzano con la pubblicità il traffico raccolto sui social media dai loro articoli, si mimetizzano tra i media ufficiali usando nomi di dominio ingannevoli. Attenzione quindi, come raccomandano gli esperti di National Public Radio, a invenzioni e storpiature (come, in Italia, Liberogiornale.com o ilfattoquotidaino.com).

    Una notizia non basta

    Quando sui social media troviamo una notizia sospetta, può servire vagliare le altre  notizie esposte sul sito di provenienza: quante sono quelle che sembrano infondate come “Undicenne scopre la cura per il cancro”? Oppure potremmo scoprire che le altre notizie sono satiriche, proprio come quella che abbiamo adocchiato frettolosamente non cogliendone il vero intento.

    Non fermarsi al titolo

    La maggior parte di coloro che condividono un articolo lo fanno senza averlo letto. Ovvio quindi che i falsari della notizia puntino soprattutto a un titolo ad effetto. Factcheck.org consiglia di leggere tutto l’articolo.

    Questione di feeling

    Le false notizie sono studiate per provocare emozioni, soprattutto negative: la molla psicologica più efficace per aumentare le condivisioni sui social media. Una notizia che – per tono e scelte lessicali – sembra calibrata apposta per indignare, può essere finta.

    Chi racconta la notizia?

    In caso di dubbi, una ricerca su Google sul nome di chi firma la notizia, può dare indicazioni sulla sua attendibilità, come raccomanda Nick Robins-Early dell’Huffington Post.

    Se l’esclusiva è troppo esclusiva

    Se nessuna delle grandi testate giornalistiche e delle agenzie di stampa ufficiali riporta una certa notizia, probabilmente – riporta Nick Robins Early – non è genuina.

    Controllare la data

    Le false notizie possono appoggiarsi, per attingere alla credibilità dei media ufficiali, ad articoli pubblicati da questi ultimi. Ma magari con sfasamenti o forzature temporali che rivelano l’intento manipolatorio. Factcheck.org riporta un esempio illuminante: il “ritorno in America” di una fabbrica della Ford, spostata dal Messico all’Ohio, fu presentata come conseguenza dell’elezione di Trump in una falsa notizia, con tanto di link all’articolo originale su CNN Money. Ma l’articolo della CNN era del 2015.

    Chi ha registrato il sito?

    Chi acquista un dominio per farne un sito di fake news tende a nascondere le informazioni utili a identificarlo. Una ricerca con l’indirizzo web del sito su domaintools.com può rivelare questo dettaglio.

    Attenti a quell’immagine

    I siti di fake news fanno incetta di immagini sul web per corredarne, in modo arbitrario, gli articoli. I fact-checker di National Public Radio consigliano di usare la funzione “Ricerca tramite immagine” di Google: permette di capire, caricando un’immagine, in quali altri contesti sia stata usata. Si può scoprire così che la folla adorante per il comizio di un politico è in realtà quella di un concerto.

  • Manifesto comune per lo sviluppo

    Il Sistema delle Imprese e del Lavoro (36 organizzazioni) e le associazioni OSSERVATORIO21 – Sì Torino va avanti – Sì TAV Sì Lavoro hanno redatto un manifesto comune per promuovere l’evento del 6 aprile 2019 a Torino:

    API Torino, CONFAPI Piemonte, Unione Industriale Torino, AMMA, Federmeccanica, Confindustria
    Piemonte, CNA Torino, CNA Piemonte, Casartigiani Torino, Confartigianato Torino,
    Confartigianato Piemonte, Ascom Torino, Confcommercio Piemonte, Confesercenti Torino,
    Confagricoltura Piemonte, Cia, ANCE Torino, ANCE Piemonte, Collegio Edile Confapi Torino,
    Federalberghi Torino, Federalberghi Piemonte, CDO Piemonte, Legacoop Piemonte, Confcooperative
    Torino/Piemonte Nord, Giovani di Yes4To, Consulta degli Ordini e Collegi Professionali Torino,
    Unioncamere Piemonte, Ordine degli Architetti di Torino, Ordine Commercialisti Torino, Ordine
    Professionale Spedizionieri Doganali Piemonte e Valle d’Aosta, Apsaci, Aspesi Torino, Cisl Torino-
    Canavese, Cisl Piemonte, Fim Cisl Torino-Canavese, Fismic, Fillea Cgil Torino, Filca Cisl Torino,
    Feneal Uil Piemonte.
    Sì Torino va avanti, Sì Tav Sì Lavoro, Osservatorio 21

    Per leggere il Manifesto (in formato pdf) cliccate QUI

    MANIFESTO COMUNE

     

  • TAV: 19 esperti criticano l’analisi ACB

    Tav, “nell’analisi costi-benefici molti errori e omissioni”

    Docenti universitari ed esperti di Economia e Ingegneria dei trasporti criticano il metodo dell’indagine
    Firmato dai seguenti docenti universitari ed esperti di Economia ed Ingegneria dei trasporti:

    Andrea Boitani (Università cattolica di Milano)
    Giulio Erberto Cantarella (Università di Salerno)
    Agostino Cappelli (Università IUAV di Venezia)
    Ennio Cascetta (Università di Napoli Federico II)
    Paolo Costa (Università Cà Foscari Venezia)
    Maurizio Crispino (Politecnico di Milano)
    Alessandro Delpiano (Pianificazione Territoriale e Trasporti Bologna)
    Angela Di Febbraro (Università di Genova)
    Guido Gentile(Università La Sapienza di Roma)
    María Eugenia López Lambas (Universidad Politécnica de Madrid)
    EdoardoMarcucci (Università di Roma 3)
    Giulio Maternini (Università di Brescia)
    Raffaele Mauro (Università di Trento)
    Agostino Nuzzolo (Università di Roma 2)
    Marco Percoco (Università Bocconi Milano)
    Stefano Ricci (Università La Sapienza di Roma)
    Francesco Russo (Università di Reggio Calabria)
    Lanfranco Senn (Università Bocconi Milano)
    Roberto Zucchetti (Università Bocconi Milano)

  • Analisi Costi / Benefici: vogliamo conoscere la verità?

    ASSE FERROVIARIO TORINO LIONE
    Lettura critica della ACB

    L’Osservatorio governativo dell’Asse Ferroviario Torino-Lione, dopo lettura del documento ACB del prof. Ponti sulla TAV, ha inviato al Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti una relazione che ripercorre punto per punto l’analisi, precisando i dati, correggendo gli errori e spiegando la metodologia corretta.
    Per chi vuol conoscere la verità sul progetto TAV e soprattutto per chi si interroga sul futuro del nostro Paese, questo documento è fondamentale.

    Cliccate QUI per leggere il documento

     

     

  • Per la TAV decide il PARLAMENTO, non il GOVERNO

    La Ue ha fatto sapere che in caso di ritardi prolungati l’Italia dovrà restituire i fondi già stanziati. Ma la Tav dal 2017 è una legge dello Stato e il governo da solo non può cambiarla.

    “Non possiamo escludere, se ci sono ritardi prolungati, di dover chiedere all’Italia i contributi già versati” per la Tav. In gioco – giova ricordarlo – ci sono 813 milioni di euro, già approvati e stanziati dalla Ue. Non solo: c’è il “rischio che, se i fondi non sono impiegati, possano essere allocati ad altri progetti” europei. Lo ha dichiarato ieri un portavoce della Commissione Ue, alla luce delle ultime incertezze e scintille divampate tra Lega e M5s sulla realizzazione o meno della Torino-Lione. E ha aggiunto: “L’attuale analisi costi-benefici non è stata richiesta dalla Commissione”. Via Twitter è prontamente arrivata la replica del ministro delle Infrastrutture, Danilo Toninelli: “L’analisi costi-benefici sulla Tav è stata decisa da un Governo sovrano che vuole spendere al meglio i fondi pubblici. Ue stia tranquilla, tra pochi giorni avrà, come da accordi, tutta la documentazione”. A questo punto, come potrà evolvere l’intricata partita? Lo abbiamo chiesto a Paolo Foietta, commissario straordinario della Torino-Lione, in regime di prorogatio fino al prossimo 15 febbraio dopo la scadenza naturale del mandato a fine 2018.
    L’Unione Europea, dunque, fa sapere che in presenza di ulteriori ritardi o di nuovi stop alla Torino-Lione, l’Italia potrebbe essere chiamata a restituire i fondi già assegnati: si parla di oltre 800 milioni di euro. E’ uno scenario plausibile?
    Io l’avevo già dichiarato più volte e mi avevano dato del visionario. E l’Europa parla per se stessa. Ricordiamoci che anche la Francia si collocherà sulla stessa linea, chiedendo all’Italia il rimborso dei fondi “sprecati”, proprio grazie alla decisione italiana. Anche in questo caso si tratterà di centinaia di milioni.
    Il ministro Toninelli ha voluto rassicurare la Ue sul fatto che nei prossimi giorni l’analisi costi-benefici dovrebbe arrivare anche sul tavolo della Commissione. A quel punto cosa potrebbe succedere?
    La Commissione sta dicendo, innanzitutto, che questa iniziativa dell’analisi costi-benefici è tutta italiana: non è stata richiesta né condivisa.
    E le altre commissioni tecniche, quelle che hanno deciso l’opera insieme all’Italia al momento della firma dell’accordo sulla Tav, che cosa potrebbero dire al proposito?
    Gli esperti tecnici, della Ue e non solo, smonteranno questa analisi, giudicandola estemporanea, senza alcun valore tecnico e quindi non in grado di mettere in discussione le loro valutazioni. Insomma, alla fine, l’analisi costi-benefici si rivelerà l’ennesima perdita di tempo, che si tradurrà poi in un’enorme discussione in sede di governo per assumere una scelta che sarà politica, non influenzata da questo studio, ma in base a numeri veri, reali.
    Per esempio?
    Penso alla Svizzera. Per realizzare i trasferimenti modali, pur avendo traffici merci inferiori all’Italia del 14%, ha realizzato ben quattro tunnel, come quello che noi stiamo facendo: ha iniziato con lo Zimmerberg, ha realizzato il Gottardo e il Lötschberg, sta finendo il Monte Ceneri. Oggi i Tir che passano dalla Svizzera diretti in Germania sono meno di 900mila, da noi sono 3,5 milioni. E questi 900mila saranno ancora ridotti, perché li considerano eccessivi. In più noi dimentichiamo un aspetto decisivo, che in chiave europea invece peserà tantissimo.
    Quale?
    Noi siamo un anello di un corridoio ben più ampio, che già oggi collega la Spagna con l’Ungheria e viceversa, e che va completato. Quindi questa scelta, provinciale e ottusa, di non fare la Tav ci isolerebbe sempre più dall’Europa, mettendo in difficoltà non solo l’Italia e la Francia, ma anche gli altri sette Paesi che stanno sul corridoio mediterraneo. Non è una scelta sovranista, ma una scelta assurda.
    Toninelli, però, ieri ha voluto rimarcare che la decisione sulla Tav è stata presa da un governo sovrano che vuole decidere come spendere al meglio i soldi. Che ne pensa?
    Il ministro Toninelli dimentica una cosa: che la decisione per la Tav è stata già assunta dal Parlamento italiano ed è un trattato internazionale, sottoscritto dall’Italia e dalla Francia, in vigore dal 1° marzo 2017. Il Parlamento italiano e quello francese hanno già deliberato: la realizzazione definitiva della Torino-Lione è una legge dello Stato. Non è quindi una decisione da prendere, è una decisione già assunta, che va onorata.
    E se si volesse una prendere una decisione di carattere diverso?
    Sia chiaro, lo Stato italiano ne ha facoltà, ma non basta solo l’indicazione di un Governo, occorre tornare in Parlamento e trovare una maggioranza in grado di votare la ricusazione di un trattato internazionale. Cosa che in Italia è successa pochissime volte. Questo Toninelli e Conte devono averlo ben chiaro. Il Governo solo se ha i numeri in Parlamento può modificare la legge, varandone una nuova, ma assumendosi tutte le responsabilità del caso, comprese quelle del danno erariale che verrà prodotto. Questi sono i termini del problema. E oggi non mi risulta che il governo possa avere i numeri. Tanto che il M5s si guarda bene dall’andare a proporre un atto parlamentare di questo genere.
    Perché?
    Perché basta che la Lega non voti contro, ma lasci libertà di coscienza ai propri senatori e deputati…
    I Cinquestelle sembrano comunque propensi a prendere una decisione politica sulla base del fatto che un’analisi “tecnica” darebbe loro ragione. Cosa si sa oggi di questa analisi costi-benefici?
    Assolutamente nulla. Ricordo però che di analisi costi-benefici ne sono già state presentate 7 e tutte hanno accertato la grande convenienza della realizzazione di quest’opera. Può benissimo darsi che quella stilata da Marco Ponti sia costruita in modo da dimostrare quello che vogliono il M5s e il ministro Toninelli: ovvero, che l’opera non è utile. Su questo basta giocare su alcuni parametri, basta sopravvalutare i costi e sottodimensionare i benefici per dimostrare qualsiasi cosa. Anche se nessuno mi ascolta o mi riceve, né il ministro né il ministero né la struttura tecnica che si sta occupando della Tav, io ho fornito a suo tempo tutti i dati in mio possesso e che accertano come non sussistano in questo momento ragioni tecniche per non fare la Tav.
    In base ad alcune indiscrezioni apparse sugli organi di informazione, sembra che siano due le ragioni che ne sconsigliano la realizzazione. La prima riguarda il flusso di merci tra Italia e Francia, che è in calo, tanto che basterebbe il solo trasporto su gomma per soddisfarlo senza rendere necessario puntare sulla nuova linea ferroviaria. E’ così?
    E’ una fake news. Continuano a ragionare sul ciclo economico che fa comodo a loro. Vorrei ricordare che c’è stata una lunga crisi. I flussi previsti sulla Svizzera e sul Brennero sono calati così come quelli sui valichi con la Francia. Ma qui abbiamo avuto un ampio recupero e siamo tornati ai valori pre-crisi. Questo, però, avviene esclusivamente su gomma, tanto che siamo tornati a record negativi di 3,5 milioni di Tir ai valichi con la Francia, mentre oggi ai confini con la Svizzera passano 38 milioni di tonnellate al 70% su ferrovia e sull’asse con l’Austria, cioè dal Brennero e da Tarvisio, è il 30% del traffico merci a viaggiare su rotaia. Sull’arco alpino occidentale, invece, siamo fermi al 7%. Ma il problema è che oggi non esiste una linea ferroviaria competitiva in grado di realizzare un equilibrio modale sensato.
    Proprio il calo dei volumi trasportati sulla vecchia linea del Frejus – in 20 anni il 70% in meno – confermerebbe, secondo l’analisi costi-benefici, l’anti-economicità del trasporto su ferro…
    Questa perdita non è dovuta a una domanda che non esiste, anzi è molto forte, ma è legata al fatto che la linea storica è una linea morta. Nel momento in cui non si dovesse realizzare un nuovo tunnel, questa linea sarebbe o da chiudere o da risistemare, spendendo molti soldi per avere, alla fine, un’infrastruttura che è inadatta, per capacità e per le sue caratteristiche, al trasporto merci moderno. Abbiamo un tunnel progettato nel 1856, inaugurato nel 1871, molto angusto, il più critico come pendenze e con minore capacità trasportabile. Basta un esempio: al Frejus con un vecchio locomotore si trasportano 550 tonnellate di merci; sul Gottardo con un locomotore se ne portano 2mila. E’ ben chiaro quanto sia forte la differenza, anche economica, tra le due soluzioni. Passare per il Frejus ferroviario costa il doppio che passare per il Gottardo. E sarà sempre di più così.
    Quindi?
    Se si decidesse di non completare la Torino-Lione, il destino è segnato, obbligando in barba a qualsiasi impegno o accordo internazionale a un futuro tutto autostradale, il che significa congestionare ancor di più il traffico su gomma e produrre maggiore inquinamento. Una tonnellata trasportata su gomma rispetto a una trasportata su ferro genera una quantità di anidride carbonica 10 volte maggiore.
    La seconda ragione della bocciatura è che la Tav farebbe calare il gettito di accise su carburanti e pedaggi, con grave danno all’erario. Un buco che la Torino-Lione non sarebbe in grado di compensare nel tempo. Che ne pensa?
    Se sono state inserite le accise sul carburante, è una cosa assurda, al di fuori di qualsiasi valutazione seria. Come tutte le tasse, le stesse linee guida europee dicono di non considerarle nelle analisi-costi benefici. Non solo è assurda, ma è anche in aperto conflitto con tutti gli accordi che l’Italia ha sottoscritto, dalla Convenzione delle Alpi alla Cop 21, con la stessa logica del trasferimento modale che è prevista nel Contratto di governo firmato da Lega e M5s e con il buon senso. E’ chiaro che su questi presupposti l’analisi costi-benefici non è una farsa, ma una truffa.
    Perché a distanza di oltre un mese la “relazione Ponti” non è stata ancora resa pubblica? Secondo lei, quale potrebbe essere la questione più controversa?
    Le voci che girano parlano di divergenze profonde tra i funzionari del ministero e il team guidato da Ponti, proprio perché lo studio presentato non viene considerato credibile, soprattutto in caso di un eventuale confronto scientifico a livello internazionale.

    (Marco Biscella)

  • Lettera aperta ai presentatori e conduttori di programmi tv

    Assistiamo da alcuni mesi, con un crescendo impressionante, alla diffusione nelle radio e nelle televisioni di notizie false, distorte e manipolate. Questo fenomeno, già presente nelle reti “social” (dove si giustifica per l’intervento di soggetti non qualificati o incompetenti), diventa reprensibile quando alla diffusione di notizie false concorrono professionisti della comunicazione come i conduttori di talk-show.
    In particolare, per quanto riguarda le grandi opere pubbliche (la TAV è l’esempio più significativo), le falsità diffuse sono ormai arrivate alla negazione della realtà (“non è stato scavato un solo metro”) o alla mistificazione vera e propria (costi, tempi di realizzazione, effetti ambientali, criteri tecnici, aspetti giuridici, ecc.).
    Quello che impressiona non è tanto la malizia dei relatori (in fondo in democrazia anche il primo ministro ha la “libertà” di raccontare delle menzogne…), quanto l’acquiescenza dei professionisti che conducono l’intervista.
    In effetti, a fronte di falsità manifeste, lo spettatore si aspetterebbe da parte del presentatore una replica, un diniego, un contraddittorio.
    Nulla di tutto ciò negli ultimi tempi.
    Di due cose l’una: o molti conduttori (non vogliamo generalizzare) mancano delle conoscenze adeguate (e allora approfondiscano) e della dirittura morale per contrastare le menzogne, oppure diventano complici delle mistificazioni propinate agli ascoltatori.
    Come Osservatorio21 chiediamo ai nostri destinatari di riflettere seriamente su questo tema, ricordando che la comunicazione ingannevole genera gravi conseguenze per la democrazia e che le loro responsabilità non sono né marginali, né irrilevanti.