Categoria: Società

Documenti, osservazioni, contributi interni ed esterni relativi ai principi ed alle attività di Osservatorio21.
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  • Che cosa rimane dei 5 stelle?

    La disamina impietosa sul M5S di Federico Pizzarotti diventa virale

    Con un lungo post su Facebook, Federico Pizzarotti, sindaco di Parma, ed ex leader del M5S, si toglie qualche sassolino dalle scarpe nei confronti del suo vecchio movimento. Un elenco impietoso di tutte le deroghe che hanno, di fatto, reso irriconoscibile il Movimento 5 Stelle, così come si è descritto per anni.

    Post che è subito diventato virale raggiungendo velocemente oltre 20 mila condivisioni e che vi riproponiamo:

     

    “Tutto in streaming”: sparito lo streaming (fin dal meraviglioso incontro in luogo segreto con Casaleggio padre che andò a prenderli in autobus privato per portarli chissà dove senza streaming, dopo l’elezione di Grasso presidente del Senato);

    “Mai alleanze con i partiti” (con specifica menzione alla Lega): non c’è bisogno di spiegazioni;

    “Tutti gli stipendi e le restituzioni rendicontati”: appena li scoprono che non sanno manco controllare dei bonifici fanno sparire tutta la rendicontazione, così ora chiunque può tenere tranquillamente tutto lo stipendio;

    “Qualsiasi carica nel M5S sarà elettiva”: presidente non eletto, segretario non eletto, tesoriere non eletto, membri del direttorio non eletti, portavoce non eletti, responsabili comunicazione non eletti;

    “Candidati scelti dalla base”: è durata finché quelli scelti dalla base sono andati bene alla dirigenza, dopodiché sostituiti d’ufficio;

    “Mai in televisione”: è durata finché non ha fatto comodo andare in televisione (ma sempre e solo quando possono andare senza contraddittorio, altrimenti non sanno ribattere);

    “Esame di Diritto Costituzionale per tutte le cariche elettive”: pensa che risate se davvero dovessero sostenere loro un esame simile, non rimarrebbero abbastanza politici del M5S per una giunta comunale;

    “Rotazione dei capigruppo in Parlamento”: sparita;

    “Fuori dall’Euro”: no, no, dentro l’Euro, assolutamente (poi una parlamentare dice pure “non so cosa voterei a un referendum”);

    “Massimo due mandati, poi a casa”: già dopo marzo avevano detto che, se si fosse tornati al voto, si sarebbe ripresentata la stessa squadra. E anche questa vedremo come andrà a finire alla fine 

    “Alleanze in Europa scelte dalla base”: sondaggi con opzioni insensate e post di propaganda per indurre al voto dell’opzione desiderata dalla dirigenza. Stessa cosa successa con il voto di oggi 😎

    “Si possono trovare 30 miliardi col primo decreto al primo consiglio dei ministri” (con tanto di sventolio di fogli): poi quei miliardi non esistono e si deve fare deficit;

    “Siamo ultimi nella classifica della libertà di stampa”: poi fanno liste di giornalisti sgraditi e appena vanno al governo e attaccano i giornalisti che li criticano;

    “I ministri li sceglie il Presidente della Repubblica”: il Presidente dice di no a uno fra molti e loro minacciano l’impeachment (senza sapere neppure cosa sia né che in Italia non esiste);

    “Mai più governi non eletti” (i governi non sono mai stati eletti e non è previsto che lo siano): vanno al governo con un presidente del consiglio che non si era candidato tale e con una coalizione che non si era presentata alle elezioni;

    “Mai più alleanze post elettorali fra partiti che si presentano divisi e poi inciuciano” (non si chiama inciucio, si chiama alleanza): vanno da soli, poi “inciuciano” con la Lega; ah no, ora è un contratto.

    “Nessun Indagato”: è durata fino al primo indagato M5s e ad ogni nuovo indagato si “corregono” le interpretazioni. Regole sempre applicate per i nemici e interpretate per gli amici.

    “Fuori i partiti dalla RAI!” – RAI interamente occupata insieme alla Lega senza lasciare manco un uscere alle opposizioni;

    “No al TAV”: TAV… vedremo come andrà a finire 

    “No al TAP”: TAP confermato;

    “Niente più fondi alle scuole private”: fondi alle scuole private confermati;

    “Niente F35 acquistati”: acquisto degli F35 confermato;

    “Mai più condoni”: fanno il condono fiscale e pure il condono edilizio;

    E vediamo se oltre a frasi come : e allora il piddi, non saresti stato nessuno senza Grillo, sputi nel piatto dove hai mangiato, e tante altre frasi fatte, sarete in grado di fare una serena autocritica 

    Federico Pizzarotti

  • Le lacrime della Bonino

    ”Manovra, la collera di Emma Bonino che sbotta con i Cinquestelle. Poi scoppia in lacrime”
    L’accorato intervento in Aula della senatrice di + Europa: “Non avete il senso delle istituzioni”
    «Ho la forte tentazione di non partecipare al voto, non mi capita mai». Lo ha detto nell’aula del Senato Emma Bonino (+ Europa), a conclusione di un accorato intervento durante la discussione generale sulla manovra. E dai banchi della maggioranza, che rumoreggiava, ha ribattuto dura: «Voi non avete idea di quanto sia grave… passate come rulli compressori sulle istituzioni, che un giorno serviranno anche a voi. Non capite che il Parlamento sia ridotto quasi a una farsa non è un trofeo di cui andare orgogliosi, ma una ferita grave a tutti, alla democrazia e al Paese».

  • Le responsabilità della borghesia

    Mercoledì 31 ottobre 2018
    di Enzo Manes

    Le responsabilità (e i silenzi) della borghesia italiana

    Non è vero infatti che dall’inasprimento del clima sociale siamo colpiti tutti nella stessa maniera: i più deboli, quelli con meno risorse e mezzi, lo sono molto di più rispetto ai cosiddetti «ceti riflessivi»

    C’è qualcosa di paradossale nella rivolta italiana contro l’élite. Non dal lato, comune ad altri Paesi, della sollevazione populista. Quanto per il ruolo dell’establishment. Di fronte all’ondata anti-elitaria solo in Italia una parte così ampia di chi detiene il potere – dai media alle professioni intellettuali, dagli imprenditori ai vertici dell’amministrazione – ha perso la voce o addirittura l’ha prestata ai nuovi vincitori. La borghesia italiana, come in altri tempi si sarebbe chiamata, è muta. Indifferente come se il futuro del Paese non la riguardasse.

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  • Svegliatevi !

    Svegliatevi tutti: stiamo diventando l’Argentina del Mediterraneo (nel vostro silenzio complice)

    (di Michele Boldrin – 17/10/2018)

    La manovra del cambiamento? Uno scambio malefico tra sussidi parassitari e rivalsa nazionalista. Ma ciò che stupisce è la pavida acquiescenza delle classi imprenditoriali, che accettano misure devastanti per la nostra economia nel nome della rabbia sociale. Finirà molto male, se continua così.

    La comedia del Sior Intento, intitolata DEF 2019 e recitata quotidianamente dal nostro governo, sta rendendo evidente quale modello di paese questo governo abbia in mente di costruire attraverso il processo di “cambiamento” iniziato in maggio.

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  • Il silenzio degli Industriali

    Luigi Einaudi (1874-1961) – Un artìcolo del 1924

    Sabato 6 ottobre 2018

    “Non approvano le minacce; ma, affettando di considerare gli agitati gridatori come degli innocui maniaci insistono sulla necessità di un governo forte… La preferenza per la pace sociale imposta dal governo è consigliata dall’amore del quieto vivere”

    Corriere della Sera. 6 agosto 1924

    Le rappresentanze degli industriali, dei commercianti e degli uomini d’affari si sono finora mantenute in un silenzio così prolungato intorno agli avvenimenti politici più recenti da far dubitare forte se esso non sia il frutto di una meditata deliberazione. Contro lo stato di illegalismo, contro le minacce di seconda ondata, contro la soppressione della libertà di stampa hanno protestato i giornali, i collegi professionali degli avvocati, i partiti politici pure aderenti al governo attuale, come i liberali, ed alta si è sentita ieri la voce dei combattenti. Soltanto i capitani dell’Italia economica  tacciono.
    Se si discorre con taluno di essi, con coloro che si può supporre rappresentino gli interessi più larghi dell’economia nazionale, l’impressione che se ne ricava non è già quella di approvazione delle esorbitanze verbali degli estremisti del fascismo, e dei frenetici di dittature e di plotoni d’esecuzione. Gli industriali non approvano le minacce; ma, affettando di considerare gli agitati gridatori come degli innocui maniaci, insistono sulla necessità preminente di un governo forte; e ritengono che la tranquillità
    sociale, l’assenza degli scioperi, la ripresa intensa del lavoro, il pareggio del bilancio siano beni tangibili, effettivi, di gran lunga superiori al danno della mancanza di libertà politica, la quale, dopotutto, interessa una minoranza
    infima degli italiani, alle cui sorti essi scarsamente si interessano. Prima bisogna lavorare, produrre, creare le condizioni materiali di una vita larga; il pensare, il battagliare politicamente sono beni puramente ideali, dei quali si può anche fare a meno.

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  • La sinistra che ignora i deboli

    Martedì 18 settembre 2018
    di Antonio Polito

    Il Pd deve capire, smettendo ogni sciovinismo e liberandosi da qualsiasi ipoteca, che oggi è parte del problema italiano, e non della soluzione. È una questione di idee: ne devono venire di nuove, e di migliori.

    C’è forse un nesso tra il crack della Lehman Brothers, la banca d’affari che diede il via alla grande recessione, e il fallimento elettorale del Pd. Nel 2008, quattro mesi prima che a New York iniziasse la fine del turbo capitalismo finanziario, il Partito democratico di Veltroni otteneva in Italia alle elezioni politiche dodici milioni e passa di voti; cinque anni dopo con Bersani, nel pieno della crisi del debito in Europa, otto milioni e mezzo; altri cinque anni e, nel 2018, a recessione finita, i voti di Renzi sono scesi a sei milioni e rotti. Un elettorato dimezzato in una decade. E secondo i sondaggi in continuo restringimento.

    Forse il destino del Pd era già scritto in quella data di nascita. La sinistra italiana, di origine marxista, approdò con troppo ritardo al tentativo di trasformarsi in una sinistra liberale, più protesa alla creazione di ricchezza che alla sua distribuzione, sulla scia del successo di Clinton negli Usa e di Blair in Europa. Costruì così ……

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  • INTELLETTUALI DI TUTTO IL MONDO UNITEVI

    INTELLETTUALI DI TUTTO IL MONDO UNITEVI
    – Risposta all’appello di Cacciari –

    (dal blog di Chiara Salvini)

    Non ho vissuto l’età dei totalitarismi, l’età della morte del pensiero critico ma oggi più che mai posso considerare quanto sia pericoloso il sonno della ragione. Nell’età del ritorno dei Malvolio di montaliana memoria un semplice prendere le distanze non può bastare, non è piu possibile una “fuga immobile” anzi può rappresentare una scelta immorale, un disimpegno colpevole. Oggi non è più tempo di tacere, è tempo di prendere una posizione perché ogni esitazione potrebbe mettere a rischio le grandi conquiste culturali del secondo dopoguerra. La cooperazione internazionale, la democrazia, l’integrazione, la tolleranza non possono essere valori negoziabili.
    Quello che maggiormente preoccupa non è il ristretto e circoscritto disegno politico di Salvini ma la constatazione dei consensi numerosi che colleziona, non è di Di Maio, che mi preoccupo e del suo serbatoio di voti “protestanti” ma la constatazione che la protesta sinistroide abbia consegnato il paese ad una destra becera e livida e che una larga fetta anche di intellettuali non si sia resa ancora conto che si è prostituita alla peggiore delle destre , non a quella progressista e europeista ma alla destra razzista e violenta di Salvini.Ad una destra incapace di cogliere i segni del tempo, incapace di progettare un mondo di uomini in grado di vivere insieme pacificamente nella consapevolezza che ogni vero progresso raggiunge la sua pienezza col contributo di molti e con l ‘inclusione di tutti, seguendo l’insegnamento terenziano alla base della nostra cultura occidentale :”Homo sum humani nihil a me alienum puto”.
    Appartengo al mondo della formazione, sto, pertanto, in trincea a contatto con una generazione vivace, intelligente, elettronica e “veloce” che “vivendo in burrasca” rischia di precipitare nel baratro dell’indifferenza o, nel peggiore delle ipotesi, dell’intolleranza, dell‘aggressività pericolosa e ignorante.
    Questi stessi giovani, invece, meritano di essere salvati, meritano una cultura in grado di coniugare pathos e logos, una cultura che percepisca l ‘uomo come fine e non come mezzo, che consideri l ‘”altro da sè “una risorsa importante giammai una minaccia.
    Nell’età delle interconnessioni non c ‘è niente di più assurdamente anacronistico dei muri e dei silenzi colpevoli. È solo nelle DIVERSITÀ che si può cogliere il vero senso della BELLEZZA e l’essenza di un impegno costruttivo che non è mai discriminante ma sempre inclusivo, totalizzante e interdipendente.
    Non è neanche questione di destra o di sinistra, di rosso o nero ma il problema è, soprattutto, di carattere culturale. La vera emergenza è quella di costruire un argine contro ogni forma di populismo, contro la xenofobia, contro i nuovi razzismi in nome di una società civile che riparta dall’UOMO, non prima dall ‘uomo Italiano, né come in passato, prima dall’uomo della Padania ma dall’UOMO in quanto umanità È necessario che in ogni campo sia politico che economico, culturale e sociale non si perda mai di vista l’uomo , la sua dignità, il suo inestimabile valore e, al di là di ogni faglia e filo spinato, lo si consideri il fine ultimo di ogni progetto.
    INTELLETTUALI DI TUTTO IL MONDO UNITEVI, c ‘è molto da fare, a partire dalla formazione scolastica . Se uniti si costituirà una forza inarrestabile, la forza della cultura, la sola che possa costituire un argine autentico contro la deriva pericolosa del populismo e della miseria, principalmente di quella della mente e dello spirito.

    Antonella Botti, docente

  • Il piano di Zingaretti

    Il piano di Zingaretti: prendersi il Pd e ricostruire la sinistra insieme a Fico


    (di Giulio Scranno – 29/08/2018)

    Il governatore del Lazio ha lanciato la sfida per la conquista del Pd, mentre nei 5 Stelle l’ala di Fico è sempre più insofferente a Salvini. Se Zingaretti diventasse segretario del Pd il loro destino potrebbe incrociarsi, dando vita a un inedito schema tripolare.

    Nessuno ne parla (e ne parlerà) apertamente. Ma serpeggia un’idea, soprattutto dalle parti del Nazareno, che sconvolgerebbe il quadro politico italiano, fornendo forse un elemento di chiarezza in una situazione divenuta così intricata dopo le ultime elezioni politiche. È un’idea che riguarda direttamente gli equilibri interni al Pd e al Movimento Cinque Stelle, che investe il centrodestra per come lo abbiamo conosciuto fino ad oggi, che passa per il Quirinale e che si ripercuoterebbe immediatamente su Palazzo Chigi.

    Questa idea (che non possiamo ancora definire un vero e proprio progetto) è legata in particolare a due nomi: Nicola Zingaretti e Roberto Fico. Il primo, si sa, ha lanciato la sua corsa per la conquista della leadership del Pd, il secondo rappresenta l’anima più di sinistra del Movimento, in aperto contrasto con il protagonismo di Matteo Salvini e con la deriva destrorsa del governo giallo-verde. Il loro destino politico potrebbe molto presto incrociarsi e dare vita ad una serie di reazioni a catena dall’esito fino a qualche mese fa imprevedibile.

    Ma andiamo con ordine. Zingaretti, rieletto presidente della Regione Lazio in una tornata elettorale disastrosa per il suo partito, rappresenta in questo momento l’unica faccia vincente dei dem. Da mesi ha annunciato la sua candidatura al congresso, in aperto contrasto con le gestione renziana. Il suo progetto è allargare il campo del partito, colpevole di essersi rinchiuso su sé stesso e di aver escluso non solo le altre forze del campo del centrosinistra, ma tutto un mondo che fa riferimento al civismo e all’associazionismo. Il governatore sta da settimane costruendo la sua rete, fatta da un lato di big del partito (da Paolo Gentiloni a Dario Franceschini, da Andrea Orlando allo stesso Maurizio Martina, per non parlare di Walter Veltroni), dall’altra di amministratori locali, come i sindaci di Milano Beppe Sala e di Bologna Virginio Merola. La critica maggiore rivolta da Zingaretti a Renzi è quella di non aver voluto avviare un dialogo con i Cinque Stelle, lasciando campo libero alla destra di Salvini. D’altronde, lui stesso in Regione Lazio sta sperimentando quella che possiamo chiamare una opposizione benevola da parte dei grillini.

    E qui entra in campo il secondo protagonista, Roberto Fico. Il leader degli ortodossi pentastellati, presidente della Camera, non nasconde ormai più il suo profondo disagio nel sostenere un governo dalle tinte sempre più nere (altro che verdi) e lo fa notare in ogni occasione possibile. Lo scontro con Di Maio – che non perde occasione per derubricare le prese di posizione di Fico come “legittime opinioni personali” – è aperto e il dialogo con il Colle (che vede nel numero uno di Montecitorio l’unico argine interno allo strapotere salviniano) non è mai stato interrotto. Inoltre i parlamentari grillini schierati con Fico aumentano di giorno in giorno.

    «La scintilla che potrebbe accendere il fuoco è il congresso del Pd – riconosce un parlamentare dem di area renziana –. Se vince la linea di Zingaretti potrebbe davvero cambiare tutto”. Se divenisse segretario, infatti, il presidente della Regione Lazio intensificherebbe immediatamente – con la benedizione del Quirinale, che non ha mai smesso di tifare per un governo Pd-M5s – i contatti con i Cinque Stelle non allineati a Di Maio. I quali potrebbero essere attratti dall’idea di un Pd de-renzizzato e spingere verso una rottura del patto di governo con Salvini. Anche perché Fico è convinto che altrimenti sarà proprio il leader leghista a far saltare il banco e riportare il Paese alle urne. E Renzi in tutto questo che farebbe? «È difficile – ci spiega il parlamentare del Pd – che Matteo possa reggere per molto all’interno di un Pd di questo tipo».

    Ecco dunque che un nuovo quadro potrebbe prendere forma. Da una parte, a sinistra, il Pd di Zingaretti senza Renzi, quella parte di M5s che fa capo a Fico (ma anche ad altri pezzi grossi come Fraccaro e Bonafede), Leu, il mondo dell’associazionismo e i sindacati, gli ambientalisti, la rete dei sindaci che coinvolgerebbe anche i non allineati come Federico Pizzarotti e Massimo Zedda. Dall’altra, a destra, Salvini e i Cinque Stelle che fanno riferimento a Di Maio e all’ala più conservatrice. In mezzo il nuovo polo di centro (o macroniano, come piace ai renziani) con il Pd non disponibile a seguire Zingaretti, la parte di Forza Italia che non vuole “morire salviniana” e i vari corpuscoli di centro.

    Certo, detta così a qualcuno potrebbe sembrare fantapolitica. Ma in realtà questa idea ha delle fondamenta, in particolare dettate dal fatto che gli equilibri politici, così come sono oggi, non possono reggere. L’alleanza anomala tra Lega e Cinque Stelle è destinata ad esplodere, forse molto presto. Così come le due anime dei Pd che hanno dato prova, negli ultimi mesi, di non poter convivere per molto. Una grande fetta della popolazione italiana non si sente rappresentata ed è alla disperata ricerca di nuovi riferimenti politici. Un quadro tripartito, con una destra conservatrice, un centro liberale ed europeista, una sinistra laburista metterebbe finalmente un po’ d’ordine in un sistema ormai al collasso.

  • Un Paese da mondo antico

    Corriere della Sera
    Sabato 25 agosto 2018
    di Alberto Alesina e Francesco Giavazzi

    Gli italiani eccellono in molti campi della ricerca e della scienza. Ma qual è il modello che Lega e M5S ci prospettano? Un Paese impaurito dagli immigrati che sono solo il 9% circa della nostra popolazione.

    Eccellenze italiane si incontrano in molti campi. Nel parco scientifico-tecnologico costruito vicino a Mirandola dopo il terremoto del 2012 è nato uno dei maggiori distretti europei per dispositivi medici monouso, un centinaio di aziende, 5 mila addetti e circa un miliardo di euro di giro d’affari. Leonardo Del Vecchio con la fusione fra Luxottica e la francese Essilor oggi controlla un gruppo che ha un miliardo e mezzo di clienti, un numero che sta a metà strada fra i clienti di Facebook e quelli di Google. Lo straordinario design italiano esporta ovunque nel mondo e ci è invidiato da tutti.

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  • Che cosa portiamo dell’umanità nel futuro?

    (di Andrea Colamedici)

    Quando, tra vent’anni, dovremo spiegare ai nostri figli e nipoti come fu possibile per una nazione intera usare i corpi malati, torturati e sfibrati di centocinquanta persone a bordo di una nave davanti a casa per i nostri interessi ci vergogneremo molto. Ricorderemo forse l’idea di farci rispettare in Europa, i milioni di poveri italiani a cui era stato fornito un nemico più debole, la sensazione di essere invasi da migranti, anche se i dati mostravano il contrario.
    Ma non sapremo dire cosa ci permetteva in quei giorni di sentirci in pace con la coscienza, mettendo così brutalmente noi stessi prima degli altri. Non ci basteranno le giustificazioni: non sapremo spiegare come potevamo dire a una persona che scappava dalla guerra, dalla povertà, dalle torture….

    ∞  ∞  ∞  ∞

    ….. Qui è in gioco quello che vogliamo portare dell’umanità nel futuro e quello che vogliamo mettere a repentaglio. E stavolta potrebbe essere per sempre. Per quanto voi vi crediate assolti, siete per sempre coinvolti, cantava De André. ….

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