{"id":100,"date":"2017-07-22T16:54:00","date_gmt":"2017-07-22T14:54:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.arxis.fr\/oswp21\/index.php\/2017\/07\/22\/fassino-torino-puo-ripartire\/"},"modified":"2017-07-22T16:54:00","modified_gmt":"2017-07-22T14:54:00","slug":"fassino-torino-puo-ripartire","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.test.osservatorio21.it\/index.php\/2017\/07\/22\/fassino-torino-puo-ripartire\/","title":{"rendered":"Fassino: Torino pu\u00f2 ripartire"},"content":{"rendered":"<p>Fassino: &#8220;Cos\u00ec Torino pu\u00f2 ripartire senza inventarsi altre vocazioni&#8221;<\/p>\n<p>LA REPUBBLICA &#8211; 22\/07\/2017<\/p>\n<p>di Piero Fassino<\/p>\n<p>L&#8217;ex sindaco risponde dopo l&#8217;intervento di Giuseppe Berta su Repubblica Torino: &#8220;Necessario uscire dall\u2019afasia dell\u2019ultimo anno: non si promuove lo sviluppo gestendo l\u2019ordinaria attivit\u00e0&#8221;.<\/p>\n<p><!--more--><\/p>\n<p><span style=\"font-size: 1rem;\">Apprezzo che La Repubblica, raccogliendo le analisi di Giuseppe Berta, abbia promosso una riflessione sul futuro di Torino, tanto pi\u00f9 necessaria di fronte ai segnali di ripresa economica che possono offrire nuove opportunit\u00e0 alla citt\u00e0.<\/span><\/p>\n<div>\n<p>La riflessione non pu\u00f2 non muovere dalla trasformazione che negli ultimi vent\u2019anni ha cambiato Torino, le sue vocazioni e la sua stessa identit\u00e0, superando cos\u00ec la grave crisi che all\u2019inizio degli anni \u201880, mise la nostra comunit\u00e0 di fronte a un fatto inedito: sotto l\u2019incalzare della globalizzazione, il modello industrial- fordista che per un secolo aveva reso grande Torino non era pi\u00f9 in grado \u201cda solo\u201d di garantire quell\u2019alto tasso di sviluppo, quella piena occupazione e quella diffusa prosperit\u00e0 assicurata per decenni. Un passaggio traumatico che in pochi anni vide la fuoriuscita di migliaia di lavoratori da Mirafiori, la chiusura dei grandi stabilimenti Fiat di Rivalta, Lingotto e Chivasso e a cascata processi di ristrutturazione in gran parte del sistema produttivo, a partire dal vasto arcipelago della componentistica. Uno shock per una citt\u00e0 che per decenni aveva potuto vantare il titolo di \u201ccapitale del lavoro\u201d.<\/p>\n<p>Poi mano a mano la citt\u00e0 ha metabolizzato che era inutile crogiolarsi nella nostalgia del passato e, dall\u2019inizio degli anni \u201890, ha intrapreso il cammino della costruzione di una nuova identit\u00e0, fondata su un duplice obiettivo: non rinunciare al profilo industriale, ma se mai sostenerne un innalzamento della qualit\u00e0 tecnologica; e al tempo stesso investire su tutte le vocazioni riconducibili alla knowledge society, l\u2019economia della conoscenza: l\u2019innovazione tecnologica, la ricerca, la formazione universitaria, la finanza, terziario avanzato, la cultura, il turismo, i servizi alla persona.<\/p>\n<p>Un percorso accompagnato e sostenuto con un vasto piano di riqualificazione urbana che ha utilizzato le aree industriali dismesse per ridisegnare la citt\u00e0, le sue infrastrutture &#8211; in primo luogo della mobilit\u00e0, con il passante ferroviario, l\u2019alta velocit\u00e0, il sistema ferroviario metropolitano e il metr\u00f2 &#8211; e l\u2019allocazione delle nuove vocazioni. Esemplare il piano di riorganizzazione dei campus universitari: la nuova sede delle discipline umanistiche sull\u2019ex Italgas, sezioni del Politecnico su aree dismesse a Mirafiori e al Lingotto, le scienze motorie all\u2019ex Manifattura Tabacchi, le discipline mediche nella nuova Citt\u00e0 della Salute sulle aree ex Avio, economia agli ex Poveri Vecchi, le discipline scientifiche a Grugliasco, le residenze universitarie sull\u2019ex Lancia di Borgo S.Paolo, sulla Nebiolo e a Mirafiori.<\/p>\n<p>Cos\u00ec anno dopo anno Torino ha cambiato pelle. Un processo ben rappresentato dalla trasformazione del Lingotto: l\u00e0 dove cento anni fa era sorto il primo stabilimento fordista del Paese, impiegando per decenni oltre diecimila operai, impiegati e tecnici, oggi sorgono: il polo fieristico della citt\u00e0 &#8211; non a caso sede di grandi eventi, dal Salone del Libro ad Artissima &#8211; e un centro congressi, la pinacoteca Agnelli, il quartiere generale di Fiat Chrysler, i master del Politecnico, la sede dell\u2019Authority dei trasporti, Eataly, centri commerciali e sale cinematografiche. E al servizio di questa pluralit\u00e0 di attivit\u00e0 il metr\u00f2, la stazione ferroviaria del Lingotto e nuovi alberghi.<br \/>\nUn processo sviluppatosi non per sovrapposizioni casuali, ma frutto di una visione e di una regia realizzata dalle istituzioni, in primo luogo dall\u2019amministrazione cittadina, lungo un arco di vent\u2019anni che ha visto impegnate le amministrazioni Castellani, Chiamparino e Fassino. Con una elaborazione progettuale tradottasi in tre successivi Piani strategici (2001, 2006, 2014) e un piano regolatore finalizzato a una citt\u00e0 policentrica: il centro storico con le attivit\u00e0 istituzionali e culturali, il polo del Lingotto, la direzionalit\u00e0 di Porta Susa (Alta velocit\u00e0, Politecnico, Energy center, Centro Congressi, Tribunale, Intesa S.Paolo, Rai, Citt\u00e0 metropolitana) e in prospettiva metropolitana 2 e variante 200 per trasformare la Barriera di Milano. Un processo realizzato con coinvolgimento di tutti i principali stakeholder, dalle Universit\u00e0 alle imprese, dal mondo della cultura alle organizzazioni economiche e sociali, dalle fondazioni bancarie alle professioni. Un percorso reso visibile dalla capacit\u00e0 della citt\u00e0 di attrarre e realizzare grandi eventi di respiro internazionale, a partire dai Giochi del 2006 che costituirono un potente acceleratore nella trasformazione. Ed \u00e8 cos\u00ec, trasfor-mando ogni giorno la citt\u00e0, che si sono contrastate le disuguaglianze e si \u00e8 agito sulle periferie con una politica che la commissione parlamentare di indagine ha definito \u201cmodello positivo\u201d di inclusione.<\/p>\n<p>Ora la domanda a cui rispondere \u00e8: quel modello \u00e8 esaurito? Io penso di no. E non per una astratta continuit\u00e0, ma perch\u00e9 una citt\u00e0 non inventa nuove vocazioni ogni vent\u2019anni. Le vocazioni sono dinamiche di lungo periodo. Torino ha assunto la vocazione industriale tra il 1870 e 1880, dopo aver perso il ruolo di capitale d\u2019Italia, e ha coltivato quella vocazione per un secolo, divenendo cos\u00ec la capitale manifatturiera. E quando lungo quei cento anni si sono manifestati periodi di crisi, li si \u00e8 superati non inventando nuove vocazioni, ma riqualificando e rilanciando la vocazione dominante. Cos\u00ec oggi, io penso che il tema non sia inventarsi improbabili nuove vocazioni, ma se mai promuovere una \u201cnuova grande stagione di trasformazione\u201d che rappresenti un salto in avanti, un ulteriore innovazione in ogni settore di quella identit\u00e0 plurale costruita negli ultimi due decenni. Ad esempio, conferma del profilo industriale non pu\u00f2 esaurirsi nel consolidare l\u2019esistente, ma richiede di scommettere anche a Torino sui progetti \u201cindustria 4.0\u201d investendo in nuovi e pi\u00f9 avanzati settori ad alto valore aggiunto, cogliendo le enormi opportunita offerte dalle nuove tecnologie e dalla produzione in 3D. Cos\u00ec, dalla riconosciuta qualit\u00e0 del nostro sistema universitario si deve muovere per far di Torino un luogo di eccellenza internazionale della alta formazione. E ancora: il forte background industriale e l\u2019eccellenza del sistema formativo consentono oggi di offrire Torino come grande hub di innovazione e di ricerca di rango mondiale, attraendo nuovi centri di ricerca e innovazione che si affianchino ai grandi gruppi &#8211; Fca, General Motors, General Electric, Telecom, Petronas, Edf &#8211; gi\u00e0 oggi presenti. L\u2019attrattivita culturale e turistica realizzata grazie agli investimenti di istituzioni pubbliche e fondazioni private \u00e8 un patrimonio prezioso che non va disperso e su cui al contrario occorre investire ancor di pi\u00f9 per aprire sempre di pi\u00f9 la citt\u00e0 al mondo. E in funzione di questi obiettivi si tratta di promuovere un nuovo ciclo di investimenti di trasformazione urbana e di dotazione infrastrutturale (metro 2, Centro Congressi, Citta Salute, Variante 200, Area Thyssen, Palazzo del Lavoro) che favoriscano l\u2019attrazione di investimenti internazionali. E si espanda quella citt\u00e0 policentrica che, distribuendo funzioni e servizi in tutta la citt\u00e0, innanzi la qualit\u00e0 della vita in ogni quartiere e anche nelle periferie. E, infine, Torino ha costruito negli anni un welfare di alta qualit\u00e0 &#8211; nell\u2019infanzia, nelle politiche familiari, nella sanit\u00e0, nell\u2019assistenza sociale, nei servizi scolastici che offre oggi l\u2019opportunit\u00e0 di fare dei servizi alla persona un motore di investimenti.<br \/>\nQuesti obiettivi richiedono a loro volta tre scelte: collocare Torino in \u201cspazi grandi\u201d, l\u2019area transalpina da Torino a Lione e il nord-ovest in un progetto di sviluppo comune tra Torino, Milano e Genova; dare dimensione metropolitana e regionale alle strategie di sviluppo, che non possono essere pensate solo a scala cittadina; attivare politiche che attraggano e mobilitino capitali privati italiani e internazionali, stante che oggi e nei prossimi anni non ci saranno pi\u00f9 le risorse pubbliche del passato.<\/p>\n<p>Insomma, aprire una nuova grande stagione di sviluppo di Torino \u00e8 possibile. Ed \u00e8 questo anche il terreno di formazione di unanuova classedirigente -nuova per generazione, cultura e visione che prenda nelle sue mani il destino della citt\u00e0. Tutto ci\u00f2 chiama la politica e le istituzioni, in primo luogo la amministrazione cittadina, a un salto di qualit\u00e0, uscendo dall\u2019immobilismo e dall\u2019afasia di questo ultimo anno. Non si promuove sviluppo se ci si limita a gestire l\u2019ordinaria amministrazione; tanto meno se si teorizza una citt\u00e0 pi\u00f9 piccola e ripiegata su se stessa. N\u00e9 si pu\u00f2 vivere sulla rendita fornita dal dinamismo degli anni scorsi. A 100 km da noi c\u2019\u00e8 una Milano in grande spolvero, che grazie all\u2019Expo sta nuovamenteaffermandosicome una attrattiva metropoli dirango europeo.Serve anche a Torino visione, capacit\u00e0 progettuale, ambizione. Le energie, le competenze, le esperienze per farcela ci sono. E\u2019 responsabilit\u00e0 della politica non mortificarle e invece chiamarle a raccolta.<\/p>\n<\/div>\n<h2><a href=\"http:\/\/torino.repubblica.it\/cronaca\/2017\/07\/22\/news\/fassino_cosi_torino_puo_ripartire_senza_inventarsi_altre_vocazioni_-171382432\/\">(&#8212;&gt; Leggete l&#8217;articolo)<\/a><\/h2>\n<p><!--more--><!--more--><!--more--><!--more--><!--more--><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Fassino: &#8220;Cos\u00ec Torino pu\u00f2 ripartire senza inventarsi altre vocazioni&#8221; LA REPUBBLICA &#8211; 22\/07\/2017 di Piero Fassino L&#8217;ex sindaco risponde dopo l&#8217;intervento di Giuseppe Berta su Repubblica Torino: &#8220;Necessario uscire dall\u2019afasia dell\u2019ultimo anno: non si promuove lo sviluppo gestendo l\u2019ordinaria attivit\u00e0&#8221;.<\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"site-sidebar-layout":"","site-content-layout":"","ast-main-header-display":"","ast-hfb-above-header-display":"","ast-hfb-below-header-display":"","ast-hfb-mobile-header-display":"","site-post-title":"","ast-breadcrumbs-content":"","ast-featured-img":"","footer-sml-layout":"","theme-transparent-header-meta":"","adv-header-id-meta":"","stick-header-meta":"","header-above-stick-meta":"","header-main-stick-meta":"","header-below-stick-meta":""},"categories":[40],"tags":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.test.osservatorio21.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/100"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.test.osservatorio21.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.test.osservatorio21.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.test.osservatorio21.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.test.osservatorio21.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=100"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.test.osservatorio21.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/100\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.test.osservatorio21.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=100"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.test.osservatorio21.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=100"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.test.osservatorio21.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=100"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}